I Vignaioli della Valle di Mezzane - Sabina e Giacomo raccontano I Tamasotti



Nel cuore di una Valpolicella autentica e ancora profondamente legata ai suoi ritmi naturali, I Tamasotti sono un luogo da vivere, dove il vino, la terra e l’accoglienza si fondono in un’esperienza completa, sincera e familiare. Qui Sabina e Giacomo custodiscono con passione una tradizione che si respira in ogni dettaglio, dalla vigna alla tavola, dove la cucina di mamma Luisa è parte essenziale di questo racconto.


Sabina e Giacomo ci raccontano il Valpolicella Superiore DOC, una delle ‘gemme’ di casa:

“La raccolta viene fatta a mano, in due epoche diverse, selezionando le uve migliori, con rese inferiori al 1,2 kg per pianta. Le uve vengono raccolte in apposite cassette e poste in appassimento per circa 30 giorni. Segue pigiatura e una lunga fermentazione sulle bucce per estrarre un corpo ricco ed elegante. Dopo una soffice pressatura, il vino fiore viene fatto affinare in barrique di rovere da 225 lt dove il vino svolge naturalmente fermentazione malolattica. Passati 18 mesi il vino viene assemblato, imbottigliato e lasciato affinare per altri 12 mesi in bottiglia. L’appassimento è svolto al naturale, senza controllo meccanico di umidità e temperatura. Questo processo, basato esclusivamente sulle temperature stagionali, varia di anno in anno, sviluppando nell’uva marcate note sensoriali caratteristiche dell’annata.”



Nel calice, questo lavoro si traduce in un rosso rubino intenso, vivo, che cattura lo sguardo. Il profilo aromatico è ampio e avvolgente: marasca matura, piccoli frutti rossi, spezie dolci, con eleganti richiami di vaniglia e leggere sfumature di tostatura e tabacco. Al palato è armonico, con tannini ben integrati e una morbidezza che accompagna senza appesantire. Di buona consistenza, struttura e finezza, esprime una complessità che trova nella tavola la sua dimensione ideale: accanto ai piatti della tradizione, come quelli preparati da mamma Luisa, diventa parte integrante dell’esperienza.


Ebbene, queste parole ci fanno venire in mente le scelte di Luigi Veronelli, che amava i vini di questo Territorio, fino al punto di difenderli in modo estremo, criticando e arrabbiandosi con i periti che stimavano un valore vicino allo zero per il caveau di un noto produttore e che,quindi, capivano poco o nulla. I periti lo denunciarono per diffamazione. 

Ma quel che ci preme evidenziare, veronelliani di ferro come siamo, è che le tradizioni della famiglia Brusco si spingono nella terra, come le radici degli antichi vigneti di Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta si spingono nella “scaglia” della Valpolicella, per dar vita a grandi vini rossi da invecchiamento come l’Amarone. 

Renzo Lupatin, giornalista e presidente di Borghi d’Europa, condivise con Luigi Veronelli e la sua rivista L’Etichetta, un viaggio del gusto nei Colli Euganei e nella Valpolicella.

“ Abbiamo ideato con Bruno Sganga, giornalista e coordinatore di tutte le iniziative di Luigi Veronelli, una rassegna che abbiamo chiamato Veronelliana,Camminare la Terra, in cui inserire le Aziende del nostro privilegio. I Tamasotti sono fra queste.”


"Sono diversi anni – racconta Bruno Sganga, giornalista, già coordinatore delle iniziative editoriali del Maestro-,che Luigi Veronelli (Gino per chi aveva vera amicizia e confidenza con lui) ci ha lasciati ed una volta per tutte sia chiaro che siamo tutti debitori a Veronelli. Lo sono i consumatori a cui ha saputo raccontare “camminando la Terra” in modo esemplare ed unico, come i vari protagonisti del settore agroalimentare ed enogastronomico, verso questa figura leggendaria ed autentico uomo di cultura. Lo siamo tutti all’enogastronomo antesignano e moderno insieme, al giornalista polemico, al fine scrittore, all’editore coraggioso, al conduttore televisivo precursore del settore, oltre che al filosofo ed anarchico sui generis.
Ho vissuto quasi quindici anni a fianco dell’uomo Veronelli nel pieno degli anni più entusiasmanti: dalla sua “L’Etichetta” e le millanta sue Guide, in un ruolo che mi consentiva, soprattutto per amicizia e fiducia, tra marketing e redazione, viaggiando ovunque con lui, d’intervenire e conoscere ogni minimo particolare della sua vita professionale ed anche umana. Sorrido quando negli ultimi tempi leggo od ascolto di gente che lo cita, mette immagini con lui o sbandiera lettere, per evidenziare che “conosceva” Veronelli.., pur di poterlo citare e vantarsene. Ma Gino era cordiale ed aperto con tutti, come dimostrava nella sua “Corrispondenza pubblica e violata” a cui dedicava ore ed ore, pur quando lontano dalla sua dimora bergamasca. "

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